I 10 lavori meno felici del mondo, ecco quali sono

La classifica dei mestieri più infelici relativa all'anno 2013? Ecco la lista stilata da CareerBliss.

di Elena Arrisico 28 luglio 2013 9:00

CareerBliss – società internazionale che si occupa di selezione e ricerca del personale – ha intervistato ed analizzato le risposte di oltre 65 mila dipendenti americani ed ha, infine, redatto la classifica dei 10 lavori più infelici del mondo. Quali sono questi impieghi? Diamo un’occhiata alla lista delle occupazioni lavorative interessate dallo studio:

10. Manager Sanitario

9. Tecnico per l’Assistenza Clienti

8. Farmacista


7. Assistente di Avvocato


6. Coordinatore Marketing


5. Insegnante


4. Infermiere


3. Impiegato Generico


2. Operatore Call Center


1. Segretaria di Studio Legale

Le conclusioni della classifica sono state tratte dopo aver valutato, attentamente, diversi fattori riguardanti il posto di lavoro: il rapporto con i capi ed i propri colleghi, ad esempio; così come l’ambiente lavorativo, la retribuzione, le opportunità di crescita, le attrezzature disponibili, la cultura aziendale, la reputazione aziendale, le attività quotidiane ed il livello d’indipendenza che si ha durante lo svolgimento del proprio lavoro, oltre ad altri punti importanti.

Ad ogni situazione, sono stati assegnati dei punteggi – da 1 a 5 – che indicano il loro peso sul livello generale di infelicità; infelicità causata, per esempio – specialmente in certi lavori – dalla mancanza di un riconoscimento a livello sociale adeguato alle funzioni importanti svolte. Novità dell’anno 2013, è l’entrata in classifica di professioni come quella dell’insegnante o dell’infermiere, assenti dalla lista durante gli anni passati. Da tenere presente, infine, che l’infelicità sul posto di lavoro è generalmente correlata anche alle proprie aspettative personali, per cui la ricerca statunitense è stata indirizzata in modo tale da cercare di rendere il più omogenei possibili i dati ottenuti, utilizzando delle medie ponderate ed esaminando le posizioni di lavoro omogenee, escludendo così professioni come quelle che si trovano ai livelli dirigenziali, ad esempio.

La realtà lavorativa italiana è, senza alcun dubbio, molto diversa da quella esistente negli Stati Uniti, ma i risultati di questo studio sembrano adeguarsi bene anche alla situazione presente nel nostro paese e nel resto d’Europa.

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