Coronavirus, Istat: persi 500 mila posti di lavoro

A maggio, nonostante i problemi, è stato rilevato un trend di crescita.

di Valentina Cervelli 28 Luglio 2020 17:55

Cinquecentomila posti di lavoro persi dall’inizio della pandemia: un conto salato, in parte aspettato e temuto. A dare i numeri del disastro che il virus ha comportato per il reparto occupazionale italiano è Roberto Monducci, direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat nel corso di un’audizione tenutasi in Senato.

Mercato del lavoro in difficoltà ma tenuta accettabile

Da quando è scattata l’emergenza in Italia c’è stato “un calo del mercato del lavoro di circa 500mila occupati” e non solo, ancora a rischio, per via delle conseguenze del lockdown, vi sono  “oltre un terzo delle imprese” presenti sul territorio nazionale. Secondo l’esperto, il mercato del lavoro del nostro paese ha fatto segnare “tre mesi consecutivi di cadute congiunturali” seguendo un trend che sebbene non fortissimo è apparso comunque essere costante e per questo pericoloso.

Analizzando i dati infatti si nota come il calo di occupazione sia da collegare in buona parte al “mancato ingresso nel mercato del lavoro di posizioni tipicamente stagionali, come normalmente avviene fra aprile e maggio, e che non c’è stato un effetto licenziamento“. Fortunatamente la maggior parte dei dipendenti è stata opportunamente tutelata dalla legge e grazie al bonus in diversi casi vi è stata una tenuta decente anche dei lavoratori autonomi.

Più di un terzo delle imprese a rischio

mercato del lavoro in crisi ma tiene

Questo non toglie, purtroppo, più di un terzo delle imprese abbia denunciato “fattori economici e organizzativi” che ne mettono in pericolo la sopravvivenza: è rilevabile infatti “un rischio per la sostenibilità dell’attività da qui a fine anno”. È importante comprendere, secondo Roberto Monducci dell’Istat, che le difficoltà non riguardano “solo le marginali, ma anche le più dinamiche“: a essere in pericolo vi sono anche “pezzi pregiati del sistema produttivo“, motivazione per la quale “bisogna assolutamente tenere in piedi sistemi di supporto“.

In particolare l’esperto, rispondendo alle domande sugli effetti del blocco dei licenziamenti, ha sottolineato come questa tipologia d’interventi relativi alla “tutela del reddito e del lavoro” e delle imprese sono da considerare dei “pilastri irrinunciabili che vanno mantenuti“, perché parte di un sistema più complesso sul quale basare la ripresa del paese.

A ogni modo i dati mostrano come l’Italia, sebbene lentamente, si sia riprendendo: l’economia italiana ha fatto registrare infatti dal mese di maggio un’inversione di tendenza rispetto al periodo passato dopo lo shock del covid. I numeri mostrano come in questa fase particolare sia la domanda interna quella che sta tenendo in piedi i livelli di attività economica.

E non si tratterebbe, secondo l’Istat, un semplice rimbalzo ma qualcosa destinato a durare.

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