Divario retributivo di genere, male l’Italia

di Valentina Cervelli 2 Luglio 2024 17:21

Si parla ancora troppo poco del divario retributivo di genere, un problema che purtroppo continua a essere presente in moltissime economie, anche sviluppate.

 A proposito del divario retributivo di genere

All’inizio del 2024, proprio sul divario retributivo di genere la World Bank ha pubblicato un rapporto molto approfondito per sottolineare come si tratti di un assetto economico tutt’altro che abbandonato. Per dirla in parole povere, gli uomini vengono ancora pagati più delle donne a parità di preparazione e mansione.

Qualcosa, sia sulla teoria che nella pratica, inaccettabile. All’interno di questa relazione pubblicata il 4 marzo 2024 viene citato un esempio rivelatore. Novantotto economie hanno già adottato leggi che obbligano alla parità di retribuzione tra donne e uomini per un lavoro di pari valore. Ma sono solo 35, ovvero meno di un quinto, ad adottare misure di trasparenza salariale o meccanismi di applicazione di questa norma.

In poche parole, nonostante la maggioranza del campione abbia messo in campo delle regole specifiche per combattere il divario retributivo di genere, in realtà meno di un’economia su cinque ha messo in campo gli strumenti per renderla effettiva.

Tante chiacchiere e pochi fatti. Per fare un esempio ancora più tecnico per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, per lo stesso lavoro le donne guadagnano 77 centesimi di media. Per quanto riguarda l’Unione Europea esisterebbe una normativa legata al divario retributivo di genere, ma non solo non sarà in grado di modificare effettivamente gli equilibri di genere sul lavoro ma il suo essere vincolante partirà dal 2026.

Italia fanalino di coda in tal senso

Qualcosa di strettamente collegato alla Direttiva per la trasparenza salariale che obbligherà i datori di lavoro a comunicare prima del colloquio le condizioni economiche offerte. Sempre per la stessa norma non sarà consentito ai reclutatori di chiedere informazioni in merito alla retribuzione della persona nei precedenti luoghi di lavoro.

Un fattore questo che potrebbe rivelarsi effettivamente a favore dell’abbattimento del divario retributivo di genere perché consentirebbe alle donne di chiedere con maggiore facilità un aumento. L’Italia nello specifico si trova in una posizione da dimenticare. O meglio da modificare nettamente, dato che è l’ultimo paese in Europa per parità di genere e al settantanovesimo posto su 146 paesi a livello mondiale.

Islanda, Norvegia e Finlandia, i paesi più virtuosi in tal senso, sembrano molto lontani dal nostro punto di vista. Quando in realtà dovremmo modificare in modo veloce e completo questo atteggiamento. Di certo dovremmo impegnarci anche nel cambiare quelle che sono le condizioni generali lavorative in Italia.

Siamo uno dei pochi, se non l’unico paese in Europa ad aver visto scendere i salari negli ultimi vent’anni invece che vederli crescere.

Tags: lavoro
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