Ex Ilva, meno di due mesi per il salvataggio

E' necessario trovare un compromesso tra i bisogni dell'acciaieria e quelli del Governo.

di Valentina Cervelli 2 Luglio 2019 11:08

Poco più di due mesi: è questo il tempo che si ha per salvare l’ex Ilva dalla chiusura. Un salvataggio, quello dell’ex acciaieria, in cui molti sperano ma la quale realizzazione è tutt’altro che scontata.

Vi è tempo fino al 5 settembre per trovare una soluzione che possa accontentare il Governo ed il proprietario dello stabilimento, ArcelorMittal, affinché si possa continuare a produrre acciaio come da decenni accade. Il problema è economico ed ambientale e l’obiettivo è quello di trovare un compromesso storico che entro la data sopracitata renda possibile per gli attuali possessori dell’ex Ilva evitare di essere indagati per la mancata tutela delle regole sanitarie e di sicurezza sul lavoro.

Decreto crescita ed impunità per i proprietari dell’ex Ilva

Al momento infatti, grazie al decreto Crescita divenuto legge lo scorso giugno, ArcelorMittal può contare sull’ “impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute” e non essere perseguito: un’agevolazione temporanea decisa per concedere del tempo all’acciaieria per la messa a norma e che i proprietari auspicano possa durare fino al completamento del Piano ambientale messo a punto per risolvere la situazione. La propria tutela legale è considerata dai proprietari basilare per mantenere lo stabilimento aperto: in caso contrario il 6 settembre concluderà la sua produzione così come è stato confermato dall’ad europeo della società lo scorso 26 giugno.

Compromesso importante per l’ex Ilva

ex ilva attività

La situazione è senza dubbio molto complessa ma al contempo le parti sembrano intenzionate a trovare una soluzione. Il premier Giuseppe Conte ha assicurato il suo impegno e la sua supervisione per il raggiungimento di un accordo a prescindere dalle posizioni del Movimento 5 Stelle e del ministro Luigi di Maio i quali non sono assolutamente intenzionati a concedere uno “scudo” all’azienda. Ma allo stesso tempo anche il vicepremier stesso ha assicurato il raggiungimento di una soluzione ispirata da “buonsenso”.

Il compromesso per l’ex Ilva si troverebbe chiamando in causa gli attuali proprietari solo per ciò che concerne i danni ambientali ed alla salute relativi alla sola gestione di ArcelorMittal e non a quella delle passate amministrazioni.

Sindacati e trattative basilari per l’ex Ilva

I rapporti che verranno intrapresi con i sindacati e le trattative in atto con le parti saranno basilari per far si che il salvataggio dell’ex Ilva possa avvenire. Un fattore da non sottovalutare: senza la produzione da parte dell’acciaieria, vi è il rischio di perdere almeno l’1,4% del Pil nazionale. Il primo incontro tra sindacati e ArcelorMittal purtroppo non è andato come si sperava ed a breve sarà sciopero: ogni giorno è buono però per trovare una soluzione, se le parti decideranno di collaborare.

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