Legge 106/2025 e Lavoro, cosa cambia

di Valentina Cervelli 19 Gennaio 2026 16:43

La Legge 106/2025 è una normativa italiana che ha introdotto nuove tutele per i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche o invalidanti. Vediamo quali sono i cambiamenti che introduce.

Cosa prevede la Legge 106/2025

L’obiettivo, in teoria, sarebbe quello di rafforzare la protezione del posto di lavoro e favorire la conciliazione tra salute e occupazione. La legge, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 25 luglio 2025 e entrata in vigore il 9 agosto dello stesso anno, va a integrare e in parte ampliare la disciplina esistente della storica Legge 104 del 1992. Senza sostituirla completamente, ma offrendo più strumenti per chi vive condizioni di fragilità sanitaria in ambito lavorativo.

Uno degli elementi più significativi di questa legge è la possibilità di richiedere un congedo straordinario fino a 24 mesi per i lavoratori dipendenti, sia nel settore pubblico sia in quello privato, che siano riconosciuti come affetti da patologie gravi o croniche con un grado di invalidità pari o superiore al 74%.

Questo periodo di assenza dal lavoro può essere fruito sia in modo continuativo sia frazionato e garantisce la conservazione del posto di lavoro, anche se non è prevista una forma di retribuzione durante il periodo di congedo. Viene spontaneo chiedersi come possa essere di aiuto una simile possibilità e in che casistica.

La legge prevede inoltre, a partire dal 1° gennaio 2026, l’introduzione di permessi retribuiti aggiuntivi (10 ore all’anno) per consentire ai lavoratori di effettuare visite mediche, esami diagnostici e terapie frequenti senza dover sottrarre tempo alle ferie o dover ricorrere ad altre assenze non retribuite.

Questa disposizione vale non solo per i lavoratori stessi, ma può essere estesa anche ai genitori di figli minorenni che si trovino nelle stesse condizioni di salute particolarmente compromesse. In tal caso la Legge 106/2025 introduce un piccolo supporto valido.

Vi è davvero un impatto rilevante?

Le misure inserite con la Legge 106/2025 hanno un impatto rilevante sul mondo del lavoro perché spingono verso un modello occupazionale più attento alla realtà delle persone che convivono con malattie gravi. La possibilità di sospendere l’attività lavorativa senza perdere il posto di lavoro in teoria dà un margine di serenità a chi deve affrontare terapie o periodi di monitoraggio sanitario prolungati, riducendo il rischio di marginalizzazione professionale.

Allo stesso tempo, i permessi retribuiti aggiuntivi aiutano a conciliare l’esigenza di cura con la routine lavorativa quotidiana, evitando che chi ha bisogno di frequenti visite debba rinunciare alla retribuzione o sacrificare giorni di ferie. Dal punto di vista delle imprese e dei datori di lavoro, l’introduzione di questi strumenti comporta la necessità di rivedere le politiche interne di gestione delle risorse umane, perché le assenze legate a salute e cure possono essere più lunghe e richiedere un’organizzazione più flessibile.

Il legislatore ha quindi voluto dare un segnale forte. Sebbene analizzando nell’interezza la Legge 106/2025 ci si renda conto che l’effettivo cambiamento è legato solo alle aggiuntive ore di permesso retribuito. Sarebbe stata decisamente auspicabile una forma di tutela reale economica per il lavoratore malato e non solo la possibilità nominale di un contratto “salvato”.