Obbligo green pass, primi scambi tra Confindustria e sindacati

Primi incontri tra i sindacati e Confindustria per trovare una quadra.

di Valentina Cervelli 7 Settembre 2021 16:49

Iniziano a esserci i primi scambi tra Confindustria e i sindacati in merito all’obbligo di green pass e di vaccino sul lavoro: a quanto pare l’incontro avvenuto lo scorso 6 settembre ha iniziato a dare i propri frutti.

Obbligo green pass Confindustria favorevole

A prescindere da quelle che dovrebbero essere le limitazioni poste nelle aziende in base alla possibile estensione del green pass nei diversi settori,  l’unico nodo che davvero permane come problematico è quello dei tamponi, il cui costo non lo vogliono supportare né le imprese né i lavoratori. Un tema questo scottante che potrebbe trovarsi a essere “risolto” tra qualche settimana nel caso in cui si decidesse per l’obbligo vaccinale e quindi verrebbe meno la necessità di sottoporsi, in caso di obbligo di certificazione verde, a un tampone ogni 48 ore.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha messo subito in chiaro che gli industriali sono sempre stati d’accordo per l’obbligo vaccinale, ma che ci si è resi conto che la politica sul tema ancora non sia riuscita a trovare una vera strategia da far seguire a tutti. Confidustria non è contraria all’obbligo di green pass sui posti di lavoro e proprio per tal motivo sono stati aperti dei canali di comunicazione con i sindacati. Per quel che riguarda i tamponi l’industriale, prima di prendere una posizione davvero netta, aspetta la decisione che il Governo dovrebbe prendere domani 8 settembre, sottolineando però che l’auspicio è che il costo dei tamponi ricada sul Governo. Un fattore che non sembra essere molto gradito dai contribuenti che dovrebbero accollarsi il costo di un comportamento nocivo da parte di un gruppo di lavoratori quando a disposizione vi è il vaccino.

Tira e molla sul costo dei tamponi

I sindacati dal canto loro richiedono che, in caso di utilizzo di green pass in contesto aziendale siano le imprese a farsi carico dei costi dei tamponi e a prendersi l’impegno di  non licenziare chi non vuole sottostare a questa richiesta: “Chiediamo a Bonomi che se vuole utilizzare il green pass all’interno delle aziende“, sottolinea il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, “deve caricarsi dei costi dei tamponi e di non licenziare nessuno anche chi non fa il tampone“.

Al momento l’obbligo di green pass è presente solo nelle mense aziendali e gli industriali lo vorrebbero anche all’interno dei luoghi di lavoro: i sindacati, nell’attesa che venga o meno stabilità l’obbligatorietà vaccinale non vogliono che il costo del green pass sia a carico dei non vaccinati che dovranno sottoporsi a tampone.  Per le firme sindacali la sicurezza sul lavoro deve continuare a essere a carico delle aziende e quindi il test non dovrebbe essere scaricato sui lavoratori: ma allo stesso tempo proprio per le norme sulla sicurezza sul lavoro, come stabilito da recenti sentenze, l’impresa può richiedere la vaccinazione e sospendere il lavoratore.

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