Dazi, cosa cambia sul fronte lavoro?

di Valentina Cervelli 3 Aprile 2025 10:31

Dazi, cosa cambia sul fronte lavoro? È una domanda che ogni Stato ha la necessità di porsi e l’Unione Europea, per prima, dovrà capire come muoversi.

Cosa succede ora con i dazi?

Anche semplicemente prendendo in considerazione il settore automotive, visto che Donald Trump ha previsto dazi del 25% sui camion leggeri e sulle auto di fabbricazione estera, con ulteriori tassazioni previste sui pezzi di ricambio entro il 3 maggio.

Si è sempre parlato di come la politica del nuovo presidente degli Stati Uniti fosse totalmente anacronistica e decisamente non adatta all’attuale contesto storico. Saranno gli stessi Stati Uniti a trovarsi a dover affrontare le conseguenze a breve termine di questa decisione.

Perché, essenzialmente, saranno i consumatori americani a pagare lo scotto dei dazi imposti. Tenendo conto anche del fatto che l’Europa, come ha sottolineato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, è sì pronta a negoziare, ma anche a rispondere. Ne è un esempio il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio che verrà finalizzato in questi giorni.

Molta attenzione è anche impiegata nel verificare quali saranno le conseguenze indirette delle tariffe. E l’ambito del lavoro promette purtroppo di essere uno di quelli più colpiti. Non solo perché i lavoratori, al pari di tutti gli altri cittadini, saranno costretti a fare i conti con gli aumenti,. Ma anche perché, senza dubbio, le varie imprese tenteranno di minimizzare i danni.

Alcuni settori più colpiti di altri

È risaputo che i lavoratori sono sempre i primi a scontare i cambiamenti. Ovviamente, vi saranno settori più colpiti rispetto ad altri. In Italia c’è preoccupazione per il settore automotive, tanto quanto per quello alimentare e farmaceutico.

Nelle scorse settimane, molti produttori hanno sottolineato come la sola paura dei dazi abbia fermato la partenza di ordini che erano già stati firmati. È ovvio che i vari Stati dovranno comprendere come reagire ai dazi imposti da Donald Trump, tenendo anche conto dell’andamento borsistico.

All’annuncio dei dazi, soprattutto le borse orientali sono drasticamente crollate. Giappone, Taiwan e Cina sono i Paesi più colpiti dalle imposte americane. Sulla stessa linea anche il Canada e il Messico. La Russia, al contrario, non è stata sottoposta a nessuna tassazione ulteriore.

Un segno che, con molta probabilità, alcuni analisti vedono giusto nel sottolineare una certa sudditanza di Trump a Putin. I prossimi giorni saranno fondamentali per capire come questa guerra commerciale iniziata dagli Stati Uniti si evolverà.

Soprattutto, sarà interessante capire se i Paesi colpiti riusciranno a fare fronte comune, portando Donald Trump a rimpiangere una simile scelta di politica economica.