Russia, ecco i grandi marchi che lasciano

Tanti i marchi che fermano l'attività nel paese russo per protesta.

di Valentina Cervelli 7 Marzo 2022 16:19

L‘attacco della Russia nei confronti dell’Ucraina ha portato diversi Stati a mettere in atto sanzioni contro l’economia del paese ma anche molti grandi marchi di ogni tipologia a lasciare o a fermare momentaneamente la propria attività per protesta contro il conflitto.

Molti i brand che lasciano il paese

Una vera e propria fuga di tipo economico da parte delle multinazionali che non hanno intenzione di continuare a lavorare sul territorio, cercando di non aiutare in questo modo Vladimir Putin a continuare su questa linea di sangue. L’ultimo brand che lascia è Prada. La firma di alta moda si allontana attraverso una nota nella quale spiega il perché del suo gesto:

La nostra preoccupazione principale  è per tutti i colleghi e le loro famiglie colpiti dalla tragedia in Ucraina ai quali continueremo a garantire supporto. Il Gruppo continuerà a monitorare gli sviluppi.

Il brand, come altri appartenenti alla Camera Nazionale della Moda qui in Italia ha eseguito una donazione nei confronti dell’agenzia italiana delle Nazioni Unite per i Rifugiati Unhcr. Come già detto Prada non è l’unica: in qualsiasi settore, la quasi totalità delle industrie straniere sta sospendendo le proprie attività di vendita. Anche Adobe, nota compagnia informatica la quale ha sottolineato che di avere “la responsabilità di garantire che i nostri prodotti e servizi non vengano utilizzati a sostegno di questa guerra illegale“.

Una mossa, quella di questi due marchi, che si adegua a quelle che sono le sanzioni stabilite da Stati Uniti, Europa e Regno Unito e  che in linea più generale esprime l’intenzione delle diverse attività di non dare sostegno a questa guerra. Anche se si è coscienti che a soffrirne saranno in particolare i cittadini russi, gli stessi che stanno scendendo in piazza rischiando la galera per protestare e richiedere la pace.

Anche Ikea ferma attività in Russia

Anche Ikea, colosso svedese dell’arredamento, nei giorni passati ha dato notizia della sospensione della sua attività in Russia e in Bielorussia: in questo caso a essere colpiti in Totale sono stati 15 mila dipendenti, tre siti di produzione e 17 magazzini. Anche la Lego ha fermato le sue vendite nel paese, tanto quanto Disney e Netflix. La Apple ha non solo bloccato la vendita dei suoi prodotti ma anche l’accesso a servizi come maps che potrebbero aiutare i soldati russi.

Anche un colosso del cargo come Msc Mediterranean Shipping Company ha bloccato le sue attività lasciando solo la possibilità di usufrutto per  consegne di beni essenziali come cibo, attrezzature mediche e beni umanitari. In molti si chiedono perché McDonalds non abbia seguito lo stesso percorso.

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