Fringe benefit: cambia qualcosa nel 2026? Cerchiamo di capirlo facendo il punto della situazione su questo tema di costante attualità.
I fringe benefit nel 2026
Non dobbiamo dimenticare che il tema dei fringe benefit continua a essere centrale nel rapporto tra aziende e lavoratori, soprattutto per quanto riguarda il trattamento fiscale. I fringe benefit sono quei compensi non monetari che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti sotto forma di beni o servizi. Come buoni acquisto, auto aziendali a uso promiscuo, polizze assicurative o rimborsi di utenze domestiche. La loro attrattiva dipende in larga parte dal fatto che, entro certi limiti, possono essere esentasse, cioè non concorrono a formare reddito imponibile.
La regola generale prevista dal Testo unico delle imposte sui redditi stabilisce una soglia di esenzione entro la quale i beni e servizi concessi non vengono tassati. Negli ultimi anni questa soglia è stata più volte modificata con interventi temporanei per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.
Nel 2026 si torna a un assetto più stabile. Resta esentasse il valore dei fringe benefit fino al limite ordinario previsto dalla normativa. Mentre eventuali importi superiori rientrano nel reddito imponibile e sono soggetti a tassazione e contributi.
Tra i benefit che continuano a rientrare nell’esenzione entro la soglia stabilita, ci sono i buoni spesa e i buoni carburante, così come l’uso di beni aziendali di valore modico. Anche alcune forme di welfare aziendale, come il rimborso delle spese per istruzione dei figli o per l’assistenza a familiari anziani o non autosufficienti, mantengono un regime fiscale agevolato. Ovviamente se rispettano le condizioni previste dalla legge. E se inserite in piani di welfare strutturati.
Cosa accade superando i limiti di esenzione

Diverso è il discorso per i fringe benefit che superano il limite di esenzione. In questo caso l’intero importo, e non soltanto la parte eccedente, diventa imponibile. Effettivamente, quindi, qualcosa cambia nel 2026. Ciò significa che il valore del benefit viene sommato allo stipendio e tassato secondo l’aliquota Irpef del lavoratore, oltre a essere soggetto a contribuzione previdenziale.
È un aspetto importante, perché può ridurre il vantaggio economico percepito rispetto agli anni in cui erano in vigore soglie più elevate in via straordinaria.
Le auto aziendali a uso promiscuo restano un caso particolare. Anche nel 2026 continuano a essere tassate secondo criteri forfettari legati alle emissioni del veicolo e al suo utilizzo, con percentuali differenti che incidono sul valore imponibile. Le auto meno inquinanti godono di un trattamento più favorevole, in linea con gli obiettivi di transizione ecologica.
Riassumendo resta esentasse ciò che rientra nei limiti fissati dalla legge e nei piani di welfare conformi alla normativa, mentre perde il beneficio fiscale tutto ciò che supera le soglie o non rispetta i requisiti previsti.