La legionella? Può portare a un risarcimento danni da parte del datore di lavoro se il lavoratore ne rimane colpito per una sua negligenza. Spieghiamo cosa può accadere.
Legionella sul luogo di lavoro, la legge
Non dobbiamo dimenticare che la legionella è un batterio che può annidarsi negli impianti idrici e di climatizzazione, soprattutto quando l’acqua ristagna o non viene sottoposta a controlli adeguati. L’infezione che ne deriva, nota come Legionellosi, può manifestarsi con sintomi simili a una grave polmonite e, nei casi più seri, comportare ricovero ospedaliero e conseguenze permanenti.
Quando il contagio per Legionella avviene sul luogo di lavoro, il dipendente ha diritto al risarcimento del danno da parte del datore di lavoro, perché quest’ultimo ha precisi obblighi di tutela della salute e della sicurezza.
La normativa italiana impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie per proteggere l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Questo principio è sancito dall’art. 2087 del Codice civile e rafforzato dal Decreto Legislativo n. 81 del 2008, che disciplina la sicurezza nei luoghi di lavoro.
In pratica, l’azienda deve valutare i rischi presenti negli ambienti lavorativi, compresi quelli legati agli impianti idrici e di condizionamento e intervenire con controlli periodici, manutenzione e sanificazione per prevenire la proliferazione del batterio della legionella.
Se tali misure non vengono adottate o risultano inadeguate e un lavoratore contrae l’infezione, si configura una responsabilità del datore di lavoro. Non è necessario che vi sia un comportamento intenzionale: è sufficiente la negligenza, cioè la mancata adozione di tutte le attenzioni richieste dalla legge.
Può essere considerata malattia professionale

In questi casi, il lavoratore può chiedere il risarcimento dei danni subiti, che possono comprendere il danno biologico per la lesione alla salute, il danno morale per la sofferenza patita e il danno patrimoniale legato alla perdita o riduzione della capacità lavorativa.
È importante sottolineare che la legionellosi contratta in ambito lavorativo può essere riconosciuta anche come malattia professionale. L’ente assicuratore pubblico, come l’INAIL, può intervenire con prestazioni economiche e sanitarie. Tuttavia, l’eventuale indennizzo da parte dell’ente non esclude la possibilità di agire contro il datore di lavoro per ottenere il cosiddetto danno differenziale. Ovvero la parte di danno non coperta dall’assicurazione obbligatoria.
Per ottenere il risarcimento, il lavoratore deve dimostrare il nesso tra l’ambiente di lavoro e il contagio. Questo può avvenire attraverso documentazione medica, accertamenti tecnici sugli impianti e testimonianze. Una volta provato che l’infezione è riconducibile al contesto lavorativo, spetta al datore di lavoro dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Se non riesce a fornire questa prova, sarà tenuto al risarcimento.