Unicredit pronta a ritirare Ops su Banco Bpm?

Unicredit pronta a ritirare l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm? È una delle opzioni attualmente sul tavolo, in attesa della decisione del Tar del Lazio attesa per il prossimo 9 luglio. Se non dovesse accadere, quali sarebbero le conseguenze per i lavoratori di piazza Meda? Unicredit pronta al ritiro? Nel corso di un’intervista concessa a la Repubblica, l’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel ha dichiarato che seppur impegnati il più possibile per raggiungere il risultato, non esiteranno a ritirarsi se non dovessero emergere condizioni adeguate per concludere l’operazione. L’offerta pubblica di scambio (Ops) ha già ricevuto il via libera

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Unicredit, Tar dà torto a Bpm

Unicredit archivia a suo favore il respingimento del ricorso al Tar del Lazio di Banco Bpm sull’offerta pubblica di scambio. Ciò non toglie che la posizione dell’istituto di Piazza Meda rimanga molto rigida. Un punto a favore di Unicredit È un dato di fatto che Banco Bpm non veda di buon occhio l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit. Giuseppe Castagna, amministratore delegato e il presidente Massimo Tononi hanno fatto sapere che per loro il contesto non è stato assolutamente modificato. I due hanno sottolineato come l’istituto abbia preso atto della decisione del Tar e di come siano abituati da

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Lavoro, conseguenze del mancato quorum raggiunto

Cosa succede ora nel mondo del lavoro? Quali sono le conseguenze reali e sociali del mancato quorum al referendum dell’8 e del 9 giugno del 2025? Scopriamolo insieme. Il referendum sul lavoro e il quorum mancato Il referendum, promosso dalla CGIL, aveva l’obiettivo di modificare alcune disposizioni del Jobs Act. E più nello specifico quelle legate ai licenziamenti illegittimi, i contratti a termine e l’indennità nelle piccole imprese. L’impegno profuso è stato importante. Ma nonostante la raccolta di più di 3,8 milioni di firma per la sua esecuzione, il quorum non è stato raggiunto. Ricordiamo che lo stesso era  fissato

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Lavoro in carcere, la sua importanza

Il lavoro in carcere è un tema del quale si dovrebbe parlare molto di più. Non deve essere considerato solo una opportunità ma un vero e proprio bisogno. E non solo per il detenuto. Il lavoro in carcere e i suoi scopi Sia per un discorso di effettiva riabilitazione per una reintroduzione nella società ma anche per quel che riguarda la forza lavoro nella sua accezione più pura.  Seguendo ciò che indica la Costituzione, il lavoro in carcere può essere uno strumento di riconquista della dignità ma anche di acquisizione di competenze. Per molti detenuti, il lavoro in carcere, può

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Stipendi? In Italia 6 milioni con soli mille euro al mese

Gli stipendi in Italia? Sempre più bassi. È stato stimato che oltre sei milioni di persone guadagnano al massimo 1.000 euro al mese. Ed è inutile dire che, in questo caso, la sopravvivenza sia sempre a rischio. Stipendi bassi e non sufficienti Per quanto in alcuni casi ci sia chi voglia indorare la pillola, i lavoratori italiani subiscono ormai da tempo un approccio al lavoro e alla politica che mette al primo posto l’imprenditoria, senza le giuste protezioni sociali. Ecco quindi che quello che viene definito lavoro povero è uno dei principali problemi degli occupati in Italia. Caratterizzato da contratti

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Smart working, niente geolocalizzazione del dipendente

Lavori in smart working? Il tuo datore di lavoro non ha alcun diritto di geolocalizzarti. Lo ha stabilito il Garante per la privacy, sanzionando un’azienda che geolocalizzava i propri dipendenti. Rispetto della privacy in smart working Entrando nello specifico del caso, l’azienda geolocalizzava circa 100 dipendenti durante la loro attività in smart working. È importante sottolineare come questa modalità lavorativa possa offrire vantaggi concreti a entrambe le parti, se gestita correttamente. A una maggiore soddisfazione del lavoratore, infatti, corrisponde generalmente una maggiore produttività a beneficio dell’azienda. Il fatto che debbano essere raggiunti determinati standard o che vi siano necessità organizzative

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Tim pronta a unirsi con Iliad?

Tim è pronta a unirsi con Iliad? Potrebbe essere una delle possibilità prese in considerazione per quanto riguarda il consolidamento da parte dell’ex monopolista delle telecomunicazioni italiane. Tim e la possibilità di consolidamento con Iliad È stato questo uno degli argomenti affrontati nel corso della conference call con la comunità finanziaria da Pietro Labriola, il ceo di Tim. L’argomento principale sono stati ovviamente i risultati del primo trimestre del 2020. Ma diversi spunti sono arrivati anche dalle domande ricevute, che hanno dato modo al manager di affrontare vari temi. Tra questi non è mancato quello relativo alla sostenibilità dell’industria, legato

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Made in Italy, crescono le esportazioni

Il made in Italy sembra non risentire troppo, almeno per il momento, dell’incertezza. Le esportazioni verso i Paesi extraeuropei hanno infatti registrato una crescita significativa nei primi tre mesi del 2025. Made in Italy molto richiesto negli ultimi mesi È ancora prematuro affermare con certezza che si sia trattato di una corsa all’acquisto in vista dell’entrata in vigore dei dazi. Quello che i numeri dimostrano è che il made in Italy ha visto aumentare i suoi numeri, e non solo per quanto riguarda gli Stati Uniti. Di certo, per capire quali saranno le vere conseguenze dell’applicazione dei dazi decisa da

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Salari abbattuti da cuneo fiscale

Salari? Messi a dura prova dal cuneo fiscale, il quale li rende tra i meno aggiornati d’Europa. I dati arrivano dall’OCSE e sono davvero impietosi. La situazione impietosa dei salari L’istituto internazionale sottolinea come l’Italia, in ambito europeo, sia diciassettesima per il costo del lavoro, ventitreesima per quanto concerne i redditi dei dipendenti e ultima per quanto riguarda il rendimento in busta paga degli aumenti. Una situazione, quella descritta, che dimostra quanto sia difficile per i lavoratori italiani riuscire ad arrivare alla fine del mese. Ed effettivamente poter contare su una capacità d’acquisto degna di questo nome. Il rapporto 2025

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Cannabis light, Regioni contro Governo per difendere indotto

In merito alla cannabis light, le Regioni hanno deciso di scendere in campo contro il Governo, al fine di proteggere l’indotto e l’occupazione da essa derivanti. Cosa succede nel settore della Cannabis light? La risposta dell’esecutivo non è mancata, sottolineando che la legge non sarebbe applicabile alla commercializzazione dei prodotti con scarsa presenza di THC. E viene naturale chiedersi un paio di cose: hanno tutti interpretato male il decreto? Non è stato scritto chiaramente? Quello che è certo è che diverse Regioni, in primis il Veneto, hanno unito la propria voce per chiedere modifiche al Decreto Sicurezza, proprio per difendere

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