Enel lascia la Russia e vende asset

di Valentina Cervelli 13 Ottobre 2022 12:04
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L’Enel ha deciso di lasciare definitivamente la Russia sfruttando una deroga al decreto di Putin. Questo vietava la vendita di asset russi da parte di aziende estere. Un divieto che riguardava qualsiasi tipo di cessione.

Enel ha sfruttato deroga del Cremlino

Va sottolineato che la deroga in questione è stata decisa dal leader del Cremlino: l’Enel ne ha semplicemente approfittato.

Più nello specifico il gruppo italiano ha perfezionato l’operazione annunciata a giugno. Quella per la quale sarebbe passata a PJSC Lukoil e al fondo privato Gazprombank-Frezia la sua intera quota di maggioranza pari al 56,43% di PJSC Enel Russia per una cifra di 137 milioni di euro.

Hanno spiegato da Enel che questa operazione completa la vendita degli asset sfruttati per la generazione elettrica in territorio russo. Una procedura già iniziata nel 2019 con la prima vendita degli asset alimentati a carbone.

Il perfezionamento della suddetta operazione segue il verificarsi di tutte le condizioni sospensive presenti all’interno di due accordi distinti che Enel ha sottoscritto con le due società russe. Tra di esse figura anche l’approvazione del presidente della Federazione russa, ovvero Vladimir Putin.

All’interno di un comunicato, Enel ha sottolineato come in questo modo il gruppo abbia ceduto tutti i suoi asset sul territorio. Questi includono circa 300 MW di capacità eolica in diversi momenti di sviluppo e circa 5,6 GW di capacità convenzionale.

L’accordo finalizzato è parte dell’obiettivo strategico di Enel che vuole concentrare la propria attività in paesi capaci di migliorare la creazione di valore. E aumentarne la crescita sfruttando tutte le possibilità offerte dalla transizione energetica.

Effetti positivi da chiusura operazione

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Tecnicamente parlando la chiusura dell’operazione ha generato effetti positivi sull’indebitamento finanziario netto consolidato di Enel per 610 milioni di euro e un impatto negativo sull’utile netto di circa 1,3 miliardi.Questo è dovuto in maniera preponderante al rilascio della riserva di conversione cambi. Un effetto contabile, che sottolineano nella nota, non avrà nessuna influenza sui risultati economici ordinari.

Di certo, dato il deteriorarsi della situazione attuale tra l’Unione europea e la Russia, questa operazione iniziata nel 2019  e conclusasi adesso non potrà che giovare all’Enel. E forse anche alle possibilità di approvvigionamento elettrico.

Bisogna tenere conto del fatto che ci si trova in un momento molto difficile a livello geopolitico e che le sanzioni commissionate giustamente in Russia, unite alla crisi energetica iniziata a fine 2021, continueranno ad avere il proprio peso nei prossimi mesi.

L’Enel è uno dei tanti gruppi che ha lasciato la Russia in seguito all’attacco di questa nei confronti dell’ucraina.

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